Regione Veneto: la Crimea è Russia

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crimea russia

La Regione Veneto, in data 18 maggio 2016, ha riconosciuto la Crimea come parte integrante della Russia. Verrebbe da dire: e dove sta la notizia? Si sa benissimo che la Crimea fa parte della Federazione Russa. Ma alle volte l’ovvio ha bisogno di essere messo ulteriormente nero su bianco e questo probabilmente è uno di questi casi. La delibera del Consiglio regionale del Veneto non porta all’attenzione solo gli aspetti economici ma anche quelli più sociali e strategici.  E infatti, come si può leggere nel sito della Regione Veneto [1], con la delibera approvata si  invita il Governo Italiano:

  1. a condannare la politica internazionale dell’Unione Europea nei confronti della Crimea, fortemente discriminante ed ingiusta sotto il profilo dei principi del Diritto Internazionale, chiedendo di riconoscere la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo mediante un referendum;
  2. a chiedere l’immediato ritiro delle inutili sanzioni alla Russia che stanno comportando gravi conseguenze all’economia del Veneto, i cui effetti sono destinati ad essere irreversibili e duraturi nel tempo;
  3. ad esprimere forte preoccupazione per le recenti dichiarazioni del capo della diplomazia dell’UE Federica Mogherini riguardante la Crimea ed auspicare invece la ripresa del dialogo con la Federazione Russa e la mitigazione della conflittualità anche per rafforzare la sicurezza internazionale nella lotta al terrorismo.

Non vi è solo quindi l’aspetto economico, come erroneamente sottolineato da molti.

Tale Stefano Fracasso, vicepresidente della Prima Commissione e consigliere regionale del Partito Democratico, ha definito l’approvazione di questa risoluzione come “una farsa” [2]. Forse il consigliere Fracasso dimentica gli eventi che hanno portato all’indipendenza prima, e alla volontà di aderire alla Federazione Russa poi, da parte del popolo della Crimea. Forse il consigliere Fracasso dimentica il colpo di Stato che è avvenuto a Kiev, colpo di Stato sponsorizzato dall’UE e dagli USA, dove personaggi anche del suo partito si sono messi ad aizzare le folle di neonazisti contro il legittimo presidente ucraino Janukovyč. Egregio consigliere Fracasso, a causa delle ingerenze esterne portate avanti da potenze straniere e delle quali il suo partito si è reso complice, è l’Ucraina ad essere diventata, purtroppo, una farsa.

Riconoscere che la Crimea sia parte della Russia non dovrebbe neppure fare notizia, in quanto lo è, lo era e lo sarà in futuro. Nei mesi scorsi, quando il noto organo di stampa putiniano/cosacco/bolscevico/eccetera Limes ha pubblicato una cartina dove la Crimea veniva raffigurata come appartenente alla Russia e l’Ambasciata ucraina a Roma protestò, Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica, rispose [3]: “[…] la mappa […] riflette la realtà di fatto. Quando la Crimea con Sebastopoli tornerà sotto l’effettiva sovranità ucraina, sarà nostra cura produrre una mappa che rappresenti tale realtà. […]“. Riassumo in una riga: secondo il direttore della principale rivista di geopolitica in Italia, è un dato di fatto che la Crimea sia parte della Russia. Di conseguenza non credo che una delibera volta ad affermare un dato di fatto, possa essere definita una farsa. O forse il consigliere Fracasso ritiene che affermare un dato di fatto sia una farsa? Suvvia, siamo seri.

Sempre Fracasso conclude con “Comprendiamo benissimo le difficoltà di una parte della nostra economia, ma non è certo con questi provvedimenti che aiutiamo il Veneto e i veneti“. Onestamente mi auguro che le agenzie abbiano tagliato alcune parti perché altrimenti chi osserva solo il lato economico e non quello sociale è il Partito Democratico, non il centro-destra veneto.

Personalmente ho accolto tale delibera con una discreta soddisfazione:


[1] http://www.consiglioveneto.it/crvportal/getScheda.jsp?canale=consiglio&layout=testo&leg=10&tipo=RIS&numero=0015&anno=2016 [2] http://www.padovanews.it/in-veneto/politica/409732-ucraina-fracasso-pd-risoluzione-consiglio-veneto-per-crimea-una-farsa.html [3] http://www.limesonline.com/perche-limes-rappresenta-la-crimea-sotto-la-sovranita-della-russia/88930

Risposta al Sig. S. D. C. M.

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scrivere

Eccezione assoluta. Userò questo spazio per rispondere al Sig. S. D. C. M. (non uso il suo nome per intero perché non ho alcuna intenzione di fargli pubblicità).

Allora, il Sig. S. D. C. M. ha scritto:
[Ren Jianxin] “è membro permanente del comitato centrale del Partito Comunista Cinese“.
Il signor Ren Jianxin non è parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. La lista dei membri del Comitato Centrale è visibile al seguente indirizzo (link).
In effetti un tale Ren Jianxin fu membro di un Comitato Centrale ma circa vent’anni fa. Mi auguro che il Sig. S. D. C. M. non si sia confuso. Sarebbe grottesco essersi sbagliato di “appena” vent’anni.

Proseguiamo. Sempre il Sig. S. D. C. M. afferma come “il signor Ren Jianxin, era arrivato otto mesi fa a Milano e si era comprato il 100% delle azioni della Pirelli“.
ChemChina (China National Chemical Corporation) ha si comprato Pirelli ma la storia è un po’ più complessa.
Otto mesi fa vuol dire giugno/luglio 2015. Pirelli, come si può ben leggere nel sito della società (link), “Dalla data del 6 novembre 2015 il capitale ordinario di Pirelli & C. S.p.A. è interamente detenuto – direttamente o indirettamente – da Marco Polo Industrial Holding S.p.A., società indirettamente controllata da China National Chemical Corporation per il tramite di China National Tire & Rubber Co., Ltd..“.
In questo articolo (link) de Il Sole 24 Ore del 21 ottobre 2015, si può leggere che “Marco Polo Industrial Holding, la società controllata da ChemChina (65%) e partecipata da Camfin (35%)“.
È quindi possibile affermare che “il signor Ren Jianxin […] si era comprato il 100% delle azioni della Pirelli“? Giudicate voi.

Ma proseguiamo nella lettura del post del Sig. S. D. C. M.
(Questo è il mio punto preferito, lo ammetto). Il Sig. S.D.C.M. scrive che il “Signor Ren […] si è comprato Poste Italiane e altre 345 aziende italiane“.
Onestamente mi è davvero difficile rispondere rimanendo serio al Sig. S. D. C. M. anche su questo punto. Allora, PosteItaliane non è cinese. Il principale azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze. È sufficiente andare sul sito di PosteItaliane per averne la conferma (link).
A meno che il Sig. S. D. C. M.non abbia dato credito alla bufala che gira online (link), ma questo onestamente non lo credo.
Da quel che si sa, anzi, si suppone, la Repubblica Popolare Cinese ha una quota di PosteItaliane compresa tra il 2% e il 5%. Ben distante quindi dall’esserne proprietaria. Inoltre, a sentire Il Sole 24 Ore del 27 settembre 2015 (link), il pacchetto azionario probabilmente sta nelle mani di un “fondo sovrano cinese, forse China Investment Corporation o People’s Bank of China“. Quindi il Sig. Ren Jianxin molto probabilmente non c’entra assolutamente nulla.
Poi viene da chiedersi cosa intenda il Sig. S. D. C. M. con “comprato Poste Italiane“. Ammesso e non concesso che la Cina abbia un pacchetto di azioni di minoranza (e parecchia minoranza), si può usare l’affermazione “comprato Poste Italiane” solo perché si detengono delle azioni di una società quotata in borsa?
Allora cari lettori, il 99,9% di voi non si può permettere una Ferrari. Però, secondo la logica del Sig. S. D. C. M. vi potete “comprare la Ferrari”. Compratevi un’azione. Spendete 30€ e “avrete comprato Ferrari”.
Proseguiamo che è divertante! Secondo il Sig. S. D. C. M. il “Signor Ren […] si è comprato […] 345 aziende italiane“.
Tradotto: ChemChina si è comprata 345 aziende italiane. Ad essere sincero non sono in grado di dimostrare il contrario ma credo che il Sig. S. D. C. M. dovrebbe dimostrarlo. Mi viene il forte sospetto che 345 sono le aziende in Italia comprate dall’insieme delle società e dei fondi cinesi, non solo da ChemChina. Ma, ripeto, se il Sig. S. D. C. M è in grado di dimostrare che ChemChina si è comprata 345 aziende (più Pirelli) sarò prontissimo a riconoscere di aver sbagliato.

Poi si prosegue con lo spettacolo! Il Sig. S. D. C. M. afferma “È questo contratto che sta facendo andare a picco il mercato europeo.“. Cioè, il prezzo del petrolio in caduta libera, il rallentamento delle economie emergenti, la stagnazione economica dell’UE, il Giappone che fa finta di ripartire, gli USA che, nonostante tutto, non crescono come previsto… ecco, tutto ciò è insignificante o comunque non rilevante. La colpa dei mercati a picco è di un contratto tra due società. Però questa non è una cosa falsa. È opinabile e praticamente impossibile da provare ma non è falsa.

Quindi caro Sig. S. D. C. M., sì, lei ha scritto cose false (o non vere, come preferisce).

Cordialmente

Davide Busetto

P.S. E no, ChemChina non ha ancora comprato Syngenta. E infatti, come ben sottolinea il sito tvsvizzera.it (link), serve l’avvallo “degli azionisti, serve il sì delle autorità di concorrenza e anche del comitato statunitense per gli investimenti stranieri

Patriottismo o nazionalismo?

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Un tema tanto delicato quanto poco affrontato dalla sinistra italiana è la questione patriottica. Parto dalle elezioni di qualche giorno fa in Francia.

Da Parigi, al termine del secondo turno delle elezioni regionali, ci sono giunte due notizie: una buona e una cattiva. La buona è sicuramente quella che Le Pen e amici hanno perso, o meglio, non hanno attenuto alcun presidente di regione. La cattiva è che hanno vinto gli altri. Il voto del popolo francese deve farci riflettere.

Un po’ di numeri delle elezioni regionali francesi, giusto per inquadrare meglio la situazione. Il Front National, partito che non può essere etichettato come “fascista” (tornerà dopo sull’argomento), passa da poco più di 110 consiglieri a più di 350 (un aumento di oltre il 200%). Diventa così legittimato a definirsi “unica opposizione”. Tutto ciò per gentile concessione soprattutto dei socialisti francesi.
Non solo. In una settimana il partito di Marine Le Pen è passato dai 6,018 milioni di voti del primo turno a 6,820 milioni di voti del secondo turno. Un aumento di oltre il 10% in meno di 7 giorni.
Analizzando meglio la situazione si nota come il Front National sfonda dove le persone stanno peggio, dove la disoccupazione è più alta e dove le differenze sociali tra ricchi e poveri in questi anni sono aumentate.
Il nord, il nordest, tutta la fascia est della Francia e tutta l’area che si affaccia sul Mediterraneo vedono la stragrande maggioranza dei collegi assegnare la maggioranza relativa al Front National.
Tutto ciò non credo possa essere visto come una semplice fatalità. In pratica, dove ci sono più differenze sociali, il FN è il primo partito. Queste sono due mappe (link). A sinistra quella delle disuguaglianze (anno 2014), a destra quella dei collegi dopo il primo turno delle elezioni regionali francesi. Il blu scuro è il Front National.
Non nascondo di aver “sperato” in una vittoria di Marion Maréchal-Le Pen. Il motivo di tale speranza è semplice. Marion ha simpatie monarchiche, è profondamente conservatrice, è liberale in economia ed è cattolica fino al midollo.
Marine è l’esatto opposto. Convinta repubblicana, vuole un aumento del settore pubblico in economia, è laica e non ha nulla contro i diritti civili, tanto da aver aperto il partito a omosessuali dichiarati.
Possono essere complementari Marine e Marion, ma se un giorno Marion dovesse prendere il comando del Front National (e una sua vittoria alle regionali l’avrebbe aiutata non poco) gran parte del popolo francese non la seguirebbe con tanta facilità come invece sta facendo con Marine, dato che la Francia ha una lunga tradizione di cooperazione pubblico-privata in economia  (si pensi alla grande industria strategica ma anche a settori quali le auto, dove lo Stato è azionista sia in Renault che in Peugeot e Citroen). La Francia ha inoltre una trazione repubblicana. Di certo se c’è un popolo in Europa che non ha simpatie per la monarchia questo è proprio quello francese. Inoltre la Francia è uno dei paesi più atei del mondo (forse dopo la Repubblica Popolare Cinese e pochi altri).
Di conseguenza una donna con simpatie monarchiche, liberale e cattolica, con buone probabilità non potrebbe avere lo stesso successo che ha una donna repubblicana, favorevole all’intervento pubblico in economia e laica.
Ma la Francia non è certo l’unico paese europeo dove forze patriottiche o nazionalistiche aumentano i propri consensi.

Basti pensare alla Grecia. Gli ultimi sondaggi parlano chiaro. SYRIZA aumenta, seppur di poco, il proprio consenso e non si può non considerare SYRIZA un partito patriottico. Alba Dorata, forza nazionalista (e neonazista), aumenta di consenso in Grecia. I comunisti del KKE idem. ANEL, gli alleati nazionalisti di Tsipras, anche. Anche Unità Popolare, rimasta fuori dal parlamento nei mesi scorsi, aumenta nei sondaggi.
Tutti i partiti non nazionalisti o patriottici perdono consenso. Da Nea Democratia al PASOK passando per To Potami. Tutti questi perdono sempre maggior consenso.

Le elezioni di un paio di giorni fa in Spagna  confermano questa tendenza. Ad esempio quale sono le uniche comunità autonome dove ha vinto Podemos? La Catalogna e i Paesi Baschi. Perché? Perché Podemos è stato l’unico grande partito a non opporsi ad un eventuale referendum per l’indipendenza. E pensare che solo qualche settimana fa alle elezioni catalane Podemos ottenne un pessimo risultato anche a causa della sua ambiguità sulla questione dell’indipendenza.

Prima di trarre le dovute conclusioni, torno a precisare il perché il Front National non può essere oggi visto come un partito fascista (sebbene una parte dei suoi militanti lo sia). Se il Front National era fascista ai tempi di Jean-Marie Le Pen, quando il Front era molto più “reaganiano”, non lo può essere ora. Non è rimasto praticamente nulla di quel partito.
Se si vuole affrontare il problema dell’avanzata dell’estrema destra in tutta Europa (e quindi anche in Francia), è essenziale comprendere il fenomeno. Dare definizioni poco opportune solo perché ci fa comodo è sbagliato e controproducente.

Ritengo quindi necessario colmare il vuoto che si è venuto a creare dall’assenza di patriottismo da parte della sinistra italiana. O questo vuoto lo colmeremo noi o lo colmerà la destra con il nazionalismo. La Lega ringrazierebbe sicuramente.
È essenziale che la sinistra assuma, come d’altronde richiede la nostra Costituzione all’Articolo 52, il ruolo di patriota. Solo proteggendo la nostra Costituzione e quindi i nostri valori più profondi potremo far tornare la sinistra ad essere sinistra.

deloretandra